La nostra crisi è preoccuparci di banche mentre c’è gente che muore di fame
Renzi é molto più bravo, lo ammetto. Fa casino per 4 mesi nel PD e Veltroni e D’Alema non si candidano. Io 2 anni nel pdl e arriva Briatore.
— Guido Crosetto (@GuidoCrosetto) Ottobre 15, 2012
Ho disegnato io il logo del mio nuovo movimento, 3L: Lista Lavoro e Libertà, voglio partire dalla periferia verso il centro, dal basso per andare in alto, dal surreale al reale”.
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Fonte: tv.ilfattoquotidiano.it
La trappola del tecnico
Quando Berlusconi viene sfrattato da palazzo Chigi e anziché andare subito al voto dal Quirinale arriva la soluzione del governo tecnico, la giustificazione dice che si tratta di una necessaria, breve parentesi per reggere alle scosse del terremoto finanziario. E’ la grande bugia, usata per coprire uno stato d’eccezione destinato, come tutte le cose transitorie in Italia, a diventare la regola. Un colpo secco contro il povero Bersani che già pensava di passare all’incasso elettorale e invece si ritrovò incastrato nel governissimo con Berlusconi.
In questi mesi di attacco sociale durissimo, abbiamo assistito a uno spettacolo triste, e persino grottesco, con un centrosinistra a sostegno dell’esperimento tecnico di un premier conservatore mentre le destre lo hanno avversato in nome del popolo tartassato. Confermando così l’idea di un paese pittoresco e incomprensibile (il New York Times dedicò un commento stupito al capovolgimento degli schieramenti).
Oggi il coro per il Monti-bis è diventato assordante. Mezzo partito democratico lo reclama (contro il segretario), Berlusconi non ha nulla da perdere, Casini vorrebbe portargli in dote il partito che non c’è e intanto gli offre una riforma elettorale cucita su misura per l’ammucchiata di domani. La sinistra di opposizione è divisa e fa la spola tra Di Pietro e Bersani,mentre la protesta contro i partiti ormai straripa al gridodi «sono tutti ladri», evocando lemonetine come ai tempi di Tangentopoli.
Nei prossimi sei mesi, quando in teoria tutto dovrebbe cambiare (governo, capo dello stato, amministrazioni di regioni e città), tutto rischia di rimanere com’è, anzi di peggiorare per il collasso strutturale del sistema paese. Stiamo entrando nel secondo tempo della commedia e più si avvicina il momento del voto, più si stringe la rete per tenere a galla Monti e lasciare affogare quella parte della sinistra (politica e sindacale) che osamettere in discussione un’idea di società, di paese e d’Europa. L’approdo era chiaro fin dall’inizio e poco cambia se all’interdizione elettorale di un anno fa, oggi si sostituisce la grazia di consentire un voto popolare ipotecato.
Se l’Italia nei prossimimesi dovrà convincere la Bce ad aprire i cordoni della borsa, allora, con la benedizione delle due sponde dell’Atlantico, è Monti l’uomo giusto. Se è arrivato ilmomento, come già in Spagna e in Grecia, di tagliare il pubblico impiego (motivo dello sciopero nazionale di ieri), allora è Monti lo specialista del nuovo salasso. Ma se il welfare è vittima e non causa della crisi, se operai, pensionati, impiegati, piccole imprese sono la prima trincea da difendere allora la prospettiva di un Monti bis è la fine di ogni progetto di cambiamento e l’Italia resterà l’unico paese dove il muro di Berlino non è mai crollato.
— Norma Rangeri




